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venerdì 9 gennaio 2009

Dal Molin: compriamo un pezzo di Presidio


Vicenza, 01 gen 2008 - Vogliamo contribuire alla realizzazione del progetto di acquistare un terreno per il Presidio No Dal Molin

Alle migliaia di donne e uomini che, da tutta Italia, hanno affiancato con il proprio sostegno e con la propria partecipazione la mobilitazione dei vicentini contro la costruzione della nuova base USA, chiediamo di contribuire alla realizzazione del nostro progetto di acquistare un terreno per il Presidio No Dal Molin.

Abbiamo alle spalle più di due anni di lotta,iniziative ed azioni, tutte rivolte ad un unico obiettivo: bloccare la costruzione della nuova base militare. Tutto ciò è stato sinora possibile grazie all’impegno di centinaia di donne e uomini che hanno unito i loro sogni, speranze ed ideali in un unico luogo di ritrovo, discussione e socialità: il Presidio Permanente che dal 16 gennaio 2007 è il simbolo di una lotta comune.

Ora questo luogo, simbolo e punto di riferimento per tutti coloro che, a Vicenza ed altrove, si impegnano nella difesa dei beni comuni e della pace, deve essere rafforzato, uscendo dalla precarietà vissuta fino ad oggi.

Il periodo che ci aspetta è decisivo per bloccare la nuova base Usa, ed il rischio di non avere un luogo fisico per il Presidio finirebbe per mettere in difficoltà la lotta che da oltre due anni stiamo conducendo, rendendola più debole. La posta in gioco è quindi troppo alta, e l’autosostegno economico dei vicentini, che ha permesso al Presidio di continuare caparbiamente ad esistere, oggi non basta più: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.

L’intenzione è quella di acquistare, tutti assieme, un terreno adiacente all’area Dal Molin per far sì che il Presidio metta radici e diventi definitivo. Per far questo, oltre alla solita determinazione e piccola vena di follia, servono somme ingenti: per questo rivolgiamo un appello a tutte e tutti, in Italia e all’estero, perché ci aiutino contribuendo con l’acquisto di una o più quote da 100 Euro per il nuovo Presidio o, in alternativa, divenendo “sostenitore attivo” con il versamento di 50 Euro (25 Euro per studenti e precari).

Per sapere come contribuire, perseguire la progressione dei lavori, per info e aggiornamenti visita http://www.mettiamoradicialdalmolin.blogspot.com


Tratto da:
Mettiamo radici al Dal Molin: compriamo un pezzo di Presidio Patto di mutuo Soccorso
su
Patto di mutuo Soccorso
, 09 gen 2008




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martedì 25 novembre 2008

Il commissario Costa ha mentito ai vicentini?


Vicenza, 24 nov 2008 - Secondo il movimento 'No Dal Molin', gli statunitensi non starebbero rispettando il progetto preliminare di ampliamento della base militare.

Gli ingegneri del 'Presidio permanente contro la base', che stamattina hanno presentato nuove mappe del progetto, comunicano che "le carte smentiscono le rassicurazioni del commissario Costa, che aveva promesso alla città la parte est del Dal Molin (mentre l'insediamento statunitense verrebbe realizzato a ovest) e l'assenza di voli militari". Inoltre, sempre secondo il movimento, la nuova base militare non solo occuperebbe l'intera area del Dal Molin (e non soltanto metà, come dichiarato), ma nella zona che sarebbe stata donata alla città come compensazione, gli statunitensi avrebbero progettato una pista di decollo e atterraggio.


Tratto da:
Vicenza: 'No dal Molin', "In progetto anche pista di volo"
su
Corriere della Sera, 24 nov 2008


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lunedì 6 ottobre 2008

Referendum "No Dal Molin": un vicentino su quattro va a votare contro l'ampliamento


Vicenza, 06 ott 2008 - E' stata una bella giornata, su Vicenza dall'alba splendeva il sole. Per le strade i furgoni carichi di gazebo e tavoli, mentre davanti alle scuole si radunavano i volontari che avrebbero prima montato e poi aperto i seggi.

Davanti alle 32 urne organizzate dal comitato per la consultazione popolare - formatosi 3 giorni fa, dopo la sentenza del Consiglio di Stato - code per tutta la giornata: i vicentini avevano voglia di votare.

Poi, man mano che la sera scendeva, al Media Center di Piazza Castello si affollava la gente; prima a decine, poi a centinaia per seguire con i propri occhi lo spoglio delle schede. Hanno chiuso alle 21.00 i seggi, ma lo scrutinio è finito che era quasi mezzanotte; in una piazza piena di gente ha preso il microfono il notaio del comitato dei garanti che ha snocciolato i numeri: 24.094 votanti pari al 28,56% degli iscritti alle liste elettorali. Di questi, 23.050 sono voti favorevoli all'acquisizione, da parte del Comune di Vicenza, dell'area del Dal Molin: il 95,66% dei votanti, dunque, ha detto no alla nuova base militare statunitense.

Nella piazza scrosciano gli applausi; un referendum convocato dalla città, mercoledì sera in Piazza dei Signori, dopo che il Consiglio di Stato, con un colpo di mano, aveva annullato la consultazione ufficiale promossa dall'Amministrazione comunale. Quella sera, sospinto da 12 mila vicentini indignati, il Sindaco aveva annunciato che "se non ci permettono di votare nelle nostre scuole, voteremo davanti alle nostre scuole, sotto i nostri gazebo". E così è stato: migliaia di vicentini hanno rivendicato, votando, il diritto della città del Palladio a decidere del proprio futuro e hanno difeso la democrazia che era stata sospesa dalla sentenza filogovernativa del Consiglio di Stato.

"Un risultato eccezionale - ha commentato, a caldo, Achille Variati - che dimostra la volontà della cittadinanza di esprimersi. Chi criticherà questa giornata di democrazia - ha concluso il Sindaco - organizzi un referendum autogestito e porti a votare 24.000 cittadini a favore della base militare". Cinzia Bottene, del Presidio Permanente, ha sottolineato la natura decisionale di questo atto democratico: Vicenza ha deciso, ora gli statunitensi devono rispettare la città e ritirare il proprio progetto.

Tra i favorevoli alla base militare (i partiti del centrodestra) è calato un imbarazzato silenzio. Unica voce fuori dal coro è quella di Giancarlo Galan che fa la figura del baccalà, non accorgendosi che al voto hanno partecipato decine di migliaia di persone e non capendo che la consultazione era organizzata con tutte le garanzie necessarie per far sì che soltanto i residenti potessero votare; ma non c'è da stupirsi: il governatore veneto, pur di far prendere aria alla bocca, è pronto a dir di tutto e in questi giorni ha dato il meglio di sè insultando più volte la città del Palladio.

Due anni di atti di arroganza e imposizioni, dunque, non sono bastati a far piegare la testa ai vicentini che, con il voto di oggi, hanno dimostrato ancora una volta il radicamento di cui gode l'opposizione alla struttura militare statunitense. La democrazia, finalmente, si è espressa e ha deciso: No Dal Molin.


Tratto da:
Vicenza ha deciso. Sì al 95,66% dal Presidio permanente NO Dal Molin
su
Pattomutuosoccorso, 06 ott 2008


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giovedì 2 ottobre 2008

Il Consiglio di Stato blocca la consultazione popolare


Vicenza, 02 ott 2008 - E’ stato accolto dai giudici romani il ricorso del comitato favorevole al progetto Ederle 2 che di fatto impedisce la consultazione popolare prevista. Sparisce dal calendario del Comune la data del 5 ottobre.

Domenica non ci sarà alcuna consultazione ufficiale sul Dal Molin, nessun appuntamento istituzionale con le urne. Il referendum è stato annullato dal Consiglio di Stato, che a tre giorni dal giorno della verità ha messo fuori gioco la delibera con cui il consiglio comunale a luglio aveva indetto la consultazione sulla base Usa. In questo modo, i giudici amministrativi di secondo grado ribaltano il giudizio emesso dal Tar del Veneto due settimane fa, accogliendo il ricorso del comitato favorevole alla Ederle 2.

LO SHOCK. La notizia è una scossa che sferza la città. Viene vanificato uno progetto politico maturato durante la campagna elettorale della scorsa primavera e coltivato dalla giunta del sindaco Achille Variati fino all’ultimo minuto. La decisione giunge quando ormai è troppo tardi per fermare una macchina organizzativa costata 120 mila euro: tutte le 87 mila schede sono già state recapitate nelle case degli elettori vicentini.
Davanti a palazzo Spada si vivono due scene opposte: da una parte il giubilo esibito dal primo firmatario del ricorso, Roberto Cattaneo, leader del comitato del Sì alla base, con gli avvocati Pierantonio Zanettin e Alessandro Moscatelli; dall’altra la delusione e l’amarezza del sindaco Variati e dell’assessore agli Affari legali Antonio Marco Dalla Pozza.

IL VERDETTO. Cosa ha deciso la quarta sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice Luigi Cossu? L’argomentazione muove dall’ordinanza di metà settembre. Il Tar aveva evidenziato l’insussistenza di «sufficienti elementi per l’accoglimento della misura cautelare» dal momento che vi è assenza di danno, trattandosi di una consultazione «a scopo esplorativo, al fine di svolgere un sondaggio tra la popolazione», e che «il quesito verte su un’eventuale iniziativa da parte del consiglio comunale, sul cui esito non vi è alcuna certezza». I giudici romani ritengono invece che «l’argomentazione del Tar non può essere condivisa». Perché? «L’assenza di danno non è sufficiente a sorreggere, da sola, la pronuncia cautelare, essendo necessaria una valutazione di legittimità dell’atto impugnato e tale valutazione non può che avere esito negativo, atteso che la consultazione ha per oggetto “un auspicio” del Comune di Vicenza al momento irrealizzabile, qual è quello di acquisire un’area sulla cui sdemanializzazione si sono pronunciate in senso sfavorevole le autorità competenti». L’obiettivo non può essere raggiunto perché il governo ha dichiarato il Dal Molin non in vendita e perché lo ha già ceduto agli americani. Non è finita qui: «La consultazione - scrivono i giudici romani - appare comunque inutile, ove si volesse assumere una sua connotazione “patrimoniale”, giacché non occorrono sondaggi per accertare la volontà positiva di ogni cittadino di accrescere il patrimonio del Comune di appartenenza, al pari di quanto potrebbe verificarsi se si proponesse un quesito su un ipotetico vantaggio patrimoniale individuale e/o collettivo». Sono questi i due architravi dell’ordinanza che sospende l’efficacia della delibera comunale. A questo si aggiunge un’ultima confutazione delle tesi sostenute dal Tar: «L’esito incerto della consultazione popolare è proprio di questa, e non può essere assunto a motivo di irrilevanza del danno che dallo svolgimento della stessa può derivare».
Il cerchio dei provvedimenti in via cautelare si è chiuso ieri. La parola, ora, torna al Tar per la sentenza di merito. Ma ci vorrà tempo: di certo nessun pronunciamento è atteso prima di domenica. Per questo, il procedimento è già stato fermato e congelato.

LE REAZIONI. «Sono preoccupato», dichiarava a caldo ieri il sindaco Variati, che parla di «un’ordinanza incomprensibile, miserevole dal punto di vista del diritto, e che sembra avvolgere l’alta corte del Consiglio di Stato in una nube di sospetto francamente inquietante. Oggi ci sentiamo traditi. E come sindaco vivo questa decisione come la violenta sopraffazione di uno stato sordo e lontano» L’assessore Dalla Pozza si dice «allibito», conferma che domenica l’appuntamento istituzionale salta, ma che la battaglia non è finita: «Se serve andremo fino alla Corte di giustizia europea».
Dopo l’ordinanza, Cattaneo è stato ricevuto a palazzo Chigi dal sottosegretario Gianni Letta, che ha confermato gli impegni del governo su tangenziale e prolungamento di via Aldo Moro: «È stato confermato che la consultazione è inutile e dannosa per la città e pertanto non può essere svolta. A questo punto il presidente della Repubblica, il governo, il commissario Costa, la magistratura, la Regione, la Provincia, hanno tutti manifestato la loro contrarietà alla posizione assunta dal sindaco sul Dal Molin. Invitiamo ancora Variati a operare finalmente per salvaguardare i benefici collegati al Dal Molin, difendendo realmente gli interessi di Vicenza e di tutti i suoi Concittadini».


Tratto da:
Il Consiglio di Stato blocca il referendum: È irrealizzabile di Gian Marco Mancassola
su
il Giornale di Vicenza, 2 ottobre 2008

Articoli di riferimento:
Vicenza, sospeso il referendum. L'indignazione dei "No Dal Molin"

I commenti:
Un golpe amministrativo di Marco Revelli
Se la democrazia diventa inutile di Ilvo Diamanti
Due democrazie di Gianni Belloni



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venerdì 26 settembre 2008

Progetto Ederle 2: perché raddoppia la base USA?


Vicenza, 21 set 2008 - Progetto Ederle 2. A confronto i motivi che hanno spinto a questa scelta e le ragioni per dirgli no. Quale è il limite tra alleanza e vassallaggio?

A Vicenza si sta lottando in difesa delle libertà di scelta e autodeterminazione di una città. Il prossimo 5 ottobre i cittadini saranno chiamati ad esprimere, tramite un referendum consultivo indetto dal comune capitanato da Achille Variati, già giovane sindaco della città berica negli anni Novanta e vicino al PD, la loro adesione o meno al progetto “Ederle 2”, che vuole il raddoppio della base americana locale. Vicenza e le zone limitrofe ospitano diversi siti militari americani: oltre alla caserma Ederle, il Site Pluto a Longare, la base al Tormeno, i magazzini a Torri di Quartesolo e la housing area a Vicenza Est. Intenzione del Pentagono è quella di trasformare la città nella base logistica più importante dell'esercito statunitense in Europa, a diretta portata - è il pensiero di molti - delle future possibili guerre interne allo scenario mediorientale.
Il punto di allargamento degli esistenti impianti è stato individuato a nord del capoluogo veneto, nei pressi dell'aeroporto Dal Molin: il progetto prevede 600mila metri cubi di nuove costruzioni militari, situate al centro di una città patrimonio dell'Unesco. Col placet dei governi di Romano Prodi e di Silvio Berlusconi e col laissez-faire della scorsa amministrazione comunale vicentina i passi verso “Ederle 2” sono stati fatti nonostante il disagio dei cittadini. Poi, qualcosa è cambiato: nato il gruppo “No Dal Molin”, si sono diffuse informazione e protesta; sono state organizzate manifestazioni, festival e occupazioni di dissenso, le ultime delle quali represse con violenza in un disegno allarmante che unisce oggi Chiaiano (NA) al cuore del Nordest. Il sindaco Variati, in carica da sei mesi, ha impugnato la vicenda e promosso un referendum consultivo: il ricorso al Tar del Veneto voluto dagli oppositori al referendum (il comitato "Sì Dal Molin", che ora punta al Consiglio di Stato) ha dato ragione al primo cittadino e a tutto il movimento d'opposizione. A pronunciarsi saranno per la prima volta gli abitanti di Vicenza: occorrono 35.000 votanti per raggiungere il quorum e non è ancora chiaro se i numeri necessari si raggiungeranno. Il referendum vorrebbe avvallare l'acquisto, da parte del comune, dell'area interessata al progetto USA. Intanto, Paolo Costa, commissario straordinario per il Dal Molin (voluto da Prodi e riconfermato da Berlusconi), si esprime così dalle pagine del Giornale di Vicenza: «L’area è già stata destinata a un uso demaniale nel momento in cui è stata messa a disposizione degli americani e quindi non può essere ceduta». E ancora: «Questo referendum è intrinsecamente antidemocratico perché teso a rendere inefficiente la nostra democrazia opponendosi alle istituzioni nazionali, le sole titolate a decidere in materia di politica estera e di difesa per conto dell’intera comunità. Non è un problema di democrazia diretta o di democrazia rappresentativa, è che in materia di politica estera e di difesa il “potere del popolo” si esercita solo attraverso il livello di governo nazionale. Per questo il referendum voluto dal sindaco Variati è un esercizio antidemocratico, poiché cerca di prevaricare l’interesse nazionale in nome di un interesse locale non costituzionalmente tutelato. A Vicenza sembrano non voler capire e vanno avanti dicendo chissenefrega. Ma credo che siano molti i vicentini in grado di capire e distinguere». Quello che, personalmente, capisco è che Vicenza deve accettare passivamente una decisione totalmente imposta e senza beneficio alcuno per la sua crescita. Qual'è l'attuale urgenza di politica estera che spinge a calpestare il volere e il sentire di tantissimi cittadini? Non esiste urgenza.

Perché allora dire “no” all'allargamento “Ederle 2”?

Perché ogni città è sovrana e responsabile del suo territorio e dovrebbe poterne decidere le sorti senza pressioni calate dall'alto. Perché l'industria bellica americana non dovrebbe dettar legge in altri Paesi e perché i suoi intenti sul fronte mediorientale preoccupano il mondo civile ed evidentemente preoccupano buona parte di Vicenza, che già ha visto le sue basi sfruttate per la guerra nei Balcani e, forse, teme d'assistere a copioni peggiori in caso di attacchi alla Siria o all'Iran, eventualità che recentemente il giornalista Massimo Fini ha dato a suo avviso per probabili. Ma non vi sono solamente ragioni ideologiche, o d'opinione. Il cattivo funzionamento delle basi USA impatta l'ambiente in maniera notevolmente negativa e porta Vicenza a sobbarcarsi enormi costi di mera sudditanza.
Questi dati si riportano sul sito ufficiale del movimento “No Dal Molin” e nella relativa pagina Facebook in merito ai progetti per "Ederle 2".
Elettricità: l’allacciamento della corrente elettrica costerebbe 9.360.000 euro, di cui poco più di un quindicesimo pagato dagli statunitensi, tutto il resto (8.730.000 euro) dall’AIM, ovvero dai vicentini. Inoltre, le basi USA acquistano l’energia elettrica in esenzione di tasse e con tariffe agevolate.
Fognature: l’allacciamento alla rete fognaria costerebbe ancora di più e sarebbe interamente a carico di AIM, cioè dei vicentini. In aggiunta, i costi per l’utilizzo del depuratore (oltre 500.000 euro annui) se li aggiudicherebbero i vicentini, di nuovo. Acqua: la nuova base USA ha chiesto da un minimo di 60 ad un massimo di 260 litri/secondo. AIM oggi può servire 7 litri/secondo e con una nuova linea potrebbe arrivare a 30. La quantità d’acqua richiesta è troppo onerosa per la nostra falda acquifera. Senza contare che i costi, circa 350.000 euro, sarebbero sostenuti dai vicentini tramite AIM.
Gas: lo fornirebbero AIM-AMCPS, usando le tasse dei vicentini.
Telefonia: lo stesso.
Immondizie: allo smaltimento di rifiuti e immondizie provvederebbe ancora AIM.
Strade: alla manutenzione delle strade penserebbe invece AMCPS (vicentini paganti, ancora).
Spese di gestione: il 41% dei costi di gestione delle basi Usa sono a carico del Paese che le ospita. Solo per la Ederle l’Italia paga già 65 milioni di euro annui.
Consumi, spese e bollette: ma possibile che non ci guadagniamo nemmeno un euro? Gli statunitensi non portavano “schei”? Sì un po’ di soldi ne portano, anche se nulla in confronto a quelli che fanno spendere. Ma il problema principale è: dove vanno a finire questi dollari?
Affari: generalmente intorno alle basi USA, autosufficienti in tutto, non fioriscono attività commerciali.
Posti di lavoro: oggi circa 700 cittadini vicentini lavorano direttamente per gli statunitensi, con stipendi per 23 milioni di euro annui. Ma se i 65 milioni di euro/anno da noi spesi per mantenere la Ederle venissero investiti in Sanità, Protezione Civile, Scuola e altri servizi per la cittadinanza si creerebbero oltre 2000 posti di lavoro.
Investimenti: dei 475 milioni di euro definitivamente destinati dal Congresso Americano ad opere edili (tra cui costruzione della nuova base militare ed alloggi per le famiglie dei soldati, ristrutturazione Ederle e Site Pluto) solo 45 milioni li guadagnerebbero ditte vicentine, mentre il grosso del bottino, ben 430 milioni di euro, andrebbe a C.m.c. e Lega delle Cooperative, altre ditte non venete e ditte straniere.
Spese annuali sul territorio: attualmente, le entrate che la città registra grazie all’utilizzo di infrastrutture, beni e servizi e agli affitti statunitensi sono pari a 127 milioni di euro. Dopo la realizzazione di nuovi villaggi, strutture ricreative ed altri aggiustamenti tecnici previsti, le spese statunitensi sul territorio si ridurrebbero da 127 a 50 milioni di euro/anno. Le 13.400 aziende che operano a Vicenza fatturano 7.000 milioni di euro/anno. Questi 50 milioni rappresenterebbero lo 0,7% dell’economia vicentina.
Inquinamento: secondo l’EPA (l’agenzia per la protezione dell’ambiente incaricata dal Congresso statunitense di potenziare e far rispettare le leggi in materia) le basi militari rappresentano il maggior inquinatore degli Stati Uniti, producono rifiuti dal gravissimo impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini (si pensi ai periclorati e al TCE). Gli ordini imposti dell’EPA sono stati in passato disattesi dal Pentagono che si è rifiutato di bonificare basi e firmare accordi previsti per legge.
Falda acquifera: data la scarsa consistenza del terreno su cui si è scelto di costruire l’insediamento militare, risulterebbe necessario piantare migliaia di pali di consolidamento fino ad una profondità di venti metri. Questi, uniti al previsto tunnel della “tangenziale nord” che passerebbe sotto alla base militare (a circa 40 metri di profondità), creerebbero una barriera allo scorrimento dell’acqua che costituisce la preziosa falda acquifera che serve le zone di Vicenza, Padova e Rovigo. A nord della barriera la falda crescerebbe mentre a sud subirebbe un abbassamento.
Abitazioni e capannoni industriali: queste modificazioni della falda e del terreno porterebbero le costruzioni ad abbassarsi da un lato e ad alzarsi dall’altro. Pochi millimetri possono essere sufficienti a provocare danni ingenti ad ogni tipo d’edificio. Impunità: come insegna il Cermis, i reati commessi da soldati statunitensi, anche all’esterno delle basi, non sono soggetti alla giurisdizione italiana.
Sofferenza psichica: i casi di disagio sociale e mentale non si contano tra i reduci di guerra. Vicenza ha conosciuto prima di altre città la diffusione di droghe pesanti, proprio grazie ai reduci del Vietnam.

Chiedo: qual'è il limite fra alleanza e vassallaggio?


di Alessio Masahiko



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lunedì 22 settembre 2008

La consultazione sulla base di Vicenza si farà


Vicenza, 22 set 2008 - La consultazione sulla base USA di Vicenza si farà. Il TAR del Veneto ha respinto il ricorso presentato dal Comitato “SI Dal Molin” che ne chiedeva la sospensiva. Per il TAR Veneto la consultazione non rappresenta danno per i cittadini, è un’iniziativa a scopo esplorativo come prevede lo Statuto comunale ed è legittima.

Il 5 Ottobre prossimo le cittadine e i cittadini di Vicenza potranno finalmente pronunciarsi sul raddoppio della base militare americana e riprendersi, anche se tardivamente, quello spazio di democrazia che finora è stato loro negato.
Per la seconda volta il TAR del Veneto dà ragione a quanti –in testa i Comitati NO Dal Molin e la nuova maggioranza in Consiglio Comunale- hanno testardamente combattuto perché la comunità vicentina potesse prendere la parola su una scelta così invasiva fatta sulla sua testa da ben due governi e da un’amministrazione di centrodestra che, proprio su questo, ha perso le elezioni.

Dopo due anni di mobilitazioni popolari straordinarie per questa città i fautori della base sono ancora sconfitti. Eppure le pressioni per far recedere il Sindaco di centrosinistra sono state messe in campo tutte e senza andare tanto per il sottile. I ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, le minacce neanche tanto velate dell’attuale ministro della Difesa, il richiamo all’ordine –tramite lettera- di Silvio Berlusconi, gli appelli ultimativi all’interesse e alla dignità nazionali da parte del Commissario On.Costa, al servizio ieri di Prodi, oggi di Berlusconi e ormai acerrimo nemico del suo collega di partito, il Sindaco Variati.
Per non parlare della campagna intimidatoria degli esponenti locali del PdL volta a rappresentare questa consultazione ora come inutile, ora come dissipatrice delle finanze comunali, ora illegittima e pericolosa, quando non generatrice di brogli elettorali e dunque manipolata.
L’appello ormai, visto i due pronunciamenti del TAR, si riduce ossessivamente al consiglio di disertare le urne, di non votare visto che ormai tutto è deciso e nulla può più cambiare.
L’impressione invece è che abbiano una gran paura che questa consultazione abbia successo.
Il quesito è piuttosto ingarbugliato e difficile, e chi dice NO alla base deve votare al contrario SI; il quorum voluto dal Consiglio Comunale di 35.000 elettori è alto perché rappresenta circa il 50% del corpo elettorale.
La sfida è perciò tutt’altro che semplice e richiede in queste settimane uno sforzo grande di mobilitazione, informazione, dialogo.

Anche per questo l’intervento della polizia inaspettato e particolarmente ingiustificato è apparso un inquietante campanello d’allarme.
Sembrava dire: ”rassegnatevi, la partita è chiusa” ed era anche un segnale alla città che chi dopo due anni non rinuncia a battersi è un’esigua minoranza di estremisti e di incoscienti.
Non è stato l’On.Costa non più tardi di due giorni fa a ripetere che il terreno Dal Molin era già stato consegnato agli Americani e che ogni protesta era illegittima e provocatoria?

Sappiamo che attorno a questa base si giocano interessi potenti e che nessuno di coloro che l’hanno imposta alla città di Vicenza si sarebbe aspettato una resistenza così attiva, così popolare, così testarda.
Ricordo ancora i sorrisini di compatimento di chi in Parlamento a destra come a sinistra mi chiamava la Signora Dal Molin e mi invitava calorosamente a lasciar perdere perché le cose erano già decise.
Ricordo le bugie ripetute da stimabili Ministri del Governo Prodi e da Prodi stesso nell’aula della Camera, ricordo gli appelli di 170 parlamentari della allora maggioranza di governo e il comunicato dei Ministri della Sinistra perché ci si ripensasse. E ricordo con quanta arroganza furono ignorati.

Ma ricordo anche la grande e pacifica manifestazione del Dicembre 2006 piena di giovani e di vicentini e quella altrettanto pacifica e oceanica del febbraio 2007 e i convegni, i dibattiti, le preghiere, i sit-in, i cortei che da più di due anni vivono in questa città. E la sconfitta del centrodestra alle recenti elezioni amministrative che nessuno credeva possibile.

Eppure tutto questo è stato possibile e ha cambiato profondamente la cultura e i comportamenti dei cittadini.
La Politica con la P maiuscola non se n’è accorta e ha proseguito distratta per la sua strada. Una strada parallela e lontana dalla vita quotidiana. Un’indifferenza e un’autosufficienza che hanno portato il centrodestra locale a perdere in quella che considerava una sua roccaforte e il centrosinistra a vincere a sua insaputa in una città data politicamente per perduta.
Se fino ad oggi le cose sono andate bene per la causa deI NO Dal Molin, perché non potrebbe continuare la “buona sorte” anche il 5 Ottobre, data della consultazione vicentina?


Tratto da:
La consultazione sulla base di Vicenza si farà di Lalla Trupia
su
Articolo 21, 22 settembre 2008



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lunedì 15 settembre 2008

Il giorno dopo la manifestazione


Vicenza, 14 set 2008 - Ieri a Vicenza pioveva, in alcuni momenti grandinava, ma l’atmosfera che si è dipinta tra le strade ritraeva tutta un’altra situazione.
Ottomila persone che manifestano con allegria lungo un percorso di quattro chilometri, da Piazza Matteotti per arrivare al Festival No Dal Molin gridando slogan improvvisati come “con la pioggia o con il sole Vicenza la base non la vuole!”


Il corteo deve essere sembrato tremendo a chi voleva scoraggiare i vicentini a difendere la propria terra facendo uso della voce grossa e proponendosi in maniera aggressiva.

Ieri si è svolta una splendida e serena celebrazione della vitalità dei cittadini che hanno affermato con forza il loro diritto a esprimersi e a essere ascoltati, anche attraverso una consultazione popolare.

Non è da sottovalutare l’altro importantissimo messaggio che ieri è partito da Vicenza:
alla manifestazione non hanno partecipato solo i cittadini di Vicenza e dintorni, si poteva notare chiaramente la presenza dei No Tav della Val di Susa, gruppi di persone arrivate direttamente da Chiaiano, il Comitato contro il Bioetanolo di Alessandria, gente che non aveva la cadenza veneta nel modo di parlare.
Ieri è stata la manifestazione non solo dei vicentini, ieri si è potuto assistere alla protesta di tanti cittadini.


di Susanna Ambivero



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venerdì 12 settembre 2008

Base Usa Vicenza: domani si torna in piazza!


Vicenza, 12 set 2008 - A Vicenza si torna in piazza, domani 13 settembre, contro la nuova installazione militare statunitense e per difendere la consultazione popolare indetta per il prossimo cinque ottobre. Il corteo partirà alle 15.00 da P.za Matteotti e si concluderà al Festival No Dal Molin, dove in serata ci sarà anche l'intervento di Natalino Balasso.

«Con 2 mila partecipanti, la manifestazione sarebbe un successo», hanno dichiarato gli organizzatori del Presidio Permanente, che, dopo le violenze subite sabato scorso dalla polizia guidata dal questore Sarlo, hanno rilanciato la manifestazione sottolineando che a Vicenza esiste «un'emergenza democratica: il governo, infatti, lavora per far saltare la consultazione popolare. La lettera di Silvio Berlusconi al Sindaco – in cui si chiede di rinunciare al referendum – e l'atteggiamento delle forze dell'ordine dimostrano che gli statunitensi e il governo temono l'espressione popolare».

Prosegue, nel frattempo, la petizione per chiedere le dimissioni del questore Sarlo, colpevole di aver portato a Vicenza la violenza: le firme raccolte in calce al testo sono già più di 1000. «Domani – proseguono i presidianti – porteremo ancora una volta in piazza il coraggio di Vicenza che non ha nessuna intenzione di piegarsi al tentativo di delegittimare la consultazione popolare e al clima di paura e violenza che il questore vorrebbe costruire per fermare la mobilitazione dei cittadini. Sarà una manifestazione pacifica, colorata come sempre dalla partecipazione dei bambini, delle famiglie e degli anziani, perché quello vicentino è un movimento popolare».


Tratto da:
Base Usa Vicenza: domani si torna in piazza!
su perlapace.it, 12 settembre 2008



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lunedì 8 settembre 2008

No Dal Molin: pestaggi della Polizia, condanna delle associazioni


Vicenza, 7 set 2008 - "Un fatto gravissimo, una grave violazione dei diritti umani e della democrazia". Così il coordinatore nazionale della Tavola della Pace, Flavio Lotti commenta la violenta carica della polizia [ufficialmente motivata da abuso edilizio, ndr] contro la pacifica iniziativa del comitato di cittadini del 'No Dal Molin' di Vicenza. Sabato scorso un nutrito gruppo del comitato "No dal Molin" forniti di autorizzazione, presidiava l’ingresso dell’aeroporto dove dovrebbe venire realizzata la nuova base Usa (la cosiddetta Ederle 2), la polizia ha deciso di caricare il sit-in del comitato cittadino. (I video delle cariche della Polizia: video 1, video 2)

I 'No dal Molin', avevano concordato il giorno prima col neo Questore, Giovanni Sarlo, di poter costruire una torretta in un terreno privato vicino all'aeroporto e controllare che i lavori non iniziassero fino al referendum popolare di ottobre. Il Questore ha addotto a motivo dell'intervento l'intento di "cementificare la base e rendere la struttura permanente": "un chiaro pretesto - replicano i 'No dal Molin' perchè quel cemento serviva solo a rinforzare e rendere sicura la base della torretta. "La prima carica ha fatto vari feriti e cinque fermi - riporta il 'No dal Molin'. Nella seconda alcune ragazze sono state prese a calci, altri ricevevano colpi di scudo, qualcuno è stato trascinato per i capelli. Gli occhi sfigurati di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza e gli insulti: 'Ti uccido! Sporco pacifista! Ti spacco la testa'. Il corteo quindi si rifugia nel giardino di una casa adiacente, ospitati dagli abitanti solidali".

Ma anche lo stesso pretesto addotto dal Questore suscita i commenti del 'No dal Molin': "Visto che l’eventuale reato che si sarebbe profilato, leggendo le dichiarazioni penose e ridicole del Questore, sarebbe stato quello di un abuso edilizio, è normale che venga 'sanzionato' dai manganelli della polizia? D’ora in avanti ci aspettiamo di vedere Giovanni Sarlo andare in giro per la città a menare a destra e a manca i responsabili di tanti abusi edilizi presenti nel capoluogo berico".

"Che bisogno c'era di attaccare a freddo una manifestazione che aveva ricevuto tutte le autorizzazioni e che non minacciava nessuno? - commenta Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace. Che bisogno c'era di usare la violenza, i manganelli, i calci, gli insulti?". "Se questo è il modo con cui il questore di Vicenza (sarebbe utile sapere se si è trattato di una iniziativa personale o se corrisponde ad una precisa direttiva del governo italiano) ha deciso di affrontare le proteste dei cittadini che da tempo si oppongono con ogni mezzo pacifico alla costruzione della nuova base, la condanna di tutti i democratici non deve conoscere esitazioni". "Mi auguro che se ne discuta rapidamente in Parlamento, che venga faccia luce sui fatti e sulle responsabilità, che siano assunte tutte le misure necessarie a che fatti simili non debbano più ripetersi" - conclude Lotti.

Dello stesso tenore una nota di Beati i costruttori di pace' in cui l'associazione esprime "forte preoccupazione" per il cambiamento nell'atteggiamento della polizia proprio in prossimità della consultazione popolare sul Dal Molin indetta dall'amministrazione comunale. "Abbiamo da tutta Italia partecipato alle manifestazioni più grandi e importanti a Vicenza e sempre eravamo rimasti favorevolmente colpiti dal senso di responsabilità ed equità dimostrato in quella città dalle forze dell'ordine - riporta il comunicato di 'Beati i costruttori di pace'. Cos'è cambiato? E proprio adesso che si avvicina la data della consultazione democratica indetta dall'Amministrazione comunale!". "La scelta dell'Amministrazione comunale di indire una consultazione popolare è un segnale alto di vera volontà democratica. Diventerà un esempio da seguire in tutte quelle realtà dove si tratta di prendere decisioni importanti che riguardano il futuro delle nostre comunità, ne siamo certi. Ma è necessario rispettare con lealtà le regole della convivenza civile, "garantire la libertà di tutti" come ebbe a dire il Questore Giovanni Sarlo, quando arrivò a Vicenza qualche mese fa. L'episodio di ieri non va in quella direzione. Non possiamo fare a meno di domandarci se la scelta di usare la violenza, i manganelli, i calci, gli insulti contro i cittadini vicentini sia stata presa localmente, o se non indichi piuttosto una linea imposta dall'esterno" - conclude la nota chiedendo che "le istituzioni riescano presto a fare chiarezza sull'accaduto".

Proprio nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inviato una lettera al Sindaco di Vicenza, Achille Variati, in cui definisce la consultazione popolare del prossimo 5 ottobre "gravemente inopportuna" e "avrebbe una pesante ricaduta perché si porrebbe in diretto contrasto con l'azione del governo" tanto da "fomentare ulteriori tensioni interne ed esterne non facilmente prevedibili". Nella lettera - i cui passi principali sono riportati da Rainews24' - Berlusconi afferma che "La consultazione popolare in una materia costituzionalmente sottratta alla valutazione popolare diretta perché specificamente e indiscutibilmente concernenti obblighi derivanti da un trattato internazionale in materia di difesa (articolo 75, comma secondo della Costituzione), avrebbe una pesante ricaduta perché si porrebbe in diretto contrasto con l’azione del governo, e con le valutazioni della magistratura e rischierebbe, infine, di fomentare ulteriori tensioni interne ed esterne non facilmente prevedibili".

Pronta la replica del Sindaco di Vicenza, Achille Variati che ha confernato il referendum popolare. "Il nostro quesito non tocca le sfere della politica estera e della difesa nazionale - ha spiegato Variati. Il nostro è un quesito di natura patrimoniale. Chiediamo soltanto di concedere ai vicentini di dire la loro". Variati ha definito le violenze della Polizia di sabato scorso "una brutta pagina nella storia della nostra città". "L'episodio di oggi - ha detto - mi conferma un'impressione che ho purtroppo da tempo: qualcuno non vuole che la consultazione popolare si svolga in quel clima tranquillo e civile che ho sempre indicato come un obiettivo e un requisito fondamentale". "Come tanti cittadini di Vicenza - ha aggiunto - ritengo che il progetto di costruzione della nuova base militare in quell'area, così delicata sotto il profilo ambientale, sia un errore, un errore imperdonabile. E proprio perché la città possa esprimersi, dopo che, dal governo ai consigli comunali, tutti hanno parlato tranne i cittadini, abbiamo organizzato una consultazione popolare, che consenta finalmente a Vicenza di pronunciarsi sul destino di quell'area: e che nel far questo ci restituisca la speranza di una condivisione civile, senza divisioni laceranti, che sani le ferite del passato. Un momento di democrazia che possa pacificare la nostra comunità". "Purtroppo, lo ripeto - ha concluso, annunciando di voler recarsi un Questura per avere aggiornamenti - c'è più di qualcuno, a tutti i livelli, che non vuole che questo accada".


Tratto da:
No Dal Molin: pestaggi della Polizia, condanna delle associazioni di GB
su
Unimondo, 8 settembre 2008


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